"Se lei sapesse com'è sporca la verità di questa storia, forse sarebbe meglio lasciar fare a Dio". Eleonora Moro
Il traghetto Moby Prince, della compagnia Navarma di proprietà dell' armatore Vincenzo Onorato, salpa alle 22 del 10 aprile 1991 dal porto di Livorno con destinazione Olbia. A bordo si trovano 141 persone tra equipaggio e viaggiatori. Alle 22,25 il traghetto entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, carica di petrolio greggio, ancorata nella rada del porto. Il traghetto prende fuoco, alle 22,26 il marconista del Moby lancia il may day. I mezzi di soccorso - capitaneria di porto, vigili del fuoco, pilotine, guardia di finanza e polizia e persino pescatori con le loro barche si dirigono verso la petroliera in fiamme. Il traghetto viene individuato solo alle 23,35. Una pilotina degli ormeggiatori si avvicina e vede una persona aggrappata al bordo della nave: è Alessio Bertrand, mozzo, unico supersite. Le operazioni di soccorso si prolungano per tutta la notte con una serie di incongruenze tali da rasentare l'assurdo. Le cause dell'incidente vengono individuate inizialmente nella fitta nebbia che gravava in zona piano piano emergono testimonianze che diradano la presunta nebbia ma infittiscono il mistero. La rada di Livorno quella notte era parecchio trafficata, c'erano navi militari e militarizzate americane di ritorno dal Golfo con il loro carico di armi da scaricare destinazione Camp Derby, c'era o ci doveva essere l'ammiraglia della flotta Shifco, pescherecci o presunti tali, donati dall'Italia alla Somalia in base ad un trattato di cooperazione, pescherecci che probabilmente non avevano mai visto un pesce in tutta la loro esistenza, magari armi e rifiuti tossici si e che avevano destato l'attenzione anche della giornalista RAI Ilaria Alpi, e c'era soprattutto un nuovo sistema di memorizzazione delle comunicazioni in uso ma non ancora reso pubblico, per cui tutti coloro che quella notte in qualche modo comunicano via radio sono inconsapevolvente registrati.
In sede processuale si vedrà allora la nave Agip Abruzzo virare di 180° rispetto alla posizione comunicata ai soccoritori quella notte, si sentiranno voci sinistre che mentre il Moby ed il suo carico umano brucia si divertono fischiettando, si sentiranno i i soccorritori dell'unico sopravvissuto parlare convulsamente della possibilità di altri superstiti e dopo un "incontro" con la motovedetta della Capitaneria sentire le stesse voci quesi "svuotate" dire "il naufrago riferisce, nessun altro superstite". E mille altre cose ancora...
Sono passati più di 15 anni da quella notte, ci sono stati i processi, le commissioni parlamentari con le "loro" verità, verità che stridono con la ragione. 141 morti e i loro parenti ed amici che li stanno ancora piangendo aspettano ancora la verità, non una verità...... LA VERITA'!
