"Se lei sapesse com'è sporca la verità di questa storia, forse sarebbe meglio lasciar fare a Dio". Eleonora Moro
Stralcio dell'intervista rilasciata dal Sen. Cossiga a: corriere.it
Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?
«Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».
Scusi, i palestinesi trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?
«Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"».
Dopo le esternazioni sulla strage di Ustica "è stato un missile francese non ad impatto" il Sen. Cossiga riapre un altra vecchia ferita italiana, la strage alla stazione di Bologna dandone la sua personale chiave di lettura e scrivendone le sue verità.
Invito a riflettere sul fatto che entrambe le "letture" (Bologna e Ustica - responsabilità palestinesi e francesi) di fatto sollevano i libici ed il Col. Ghedaffi da ogni sospetto di coinvolgimento, coinvolgimento invece ipotizzato da più e autorevoli (Sott.Segr. dell'epoca Zamberletti) parti in base a ben determinati (accordo Italia-Malta del 2 agosto giorno della strage di Bologna visto dai libici come "atto di aggressione") motivi. Insomma verità assolute e definitive o ennesime opere di depistaggio?
Cosa ci fanno le spoglie di Enrico de Pedis, boss della banda della Magliana, morto ammazzato il 2 febbraio 1990, sepolte nella Basilica di Sant'Apollinare in Piazza Navona a Roma? La sepoltura nella Basilica che in virtù del regime concordatario è di fatto territorio Vaticano, quindi interdetta alle autorità italiane, fu decisa dal cardinale vicario Ugo Poletti e sollecitata dal rettore della Basilica Piero Vergari dopo una prima frettolosa tumulazione al Verano. Di fatto con tale decisione venne data sepoltura ad uno dei più efferati criminali dell'epoca con gli onori a cui solo un alto prelato aveva diritto... Quali servigi aveva reso alla Chiesa Romana Enrico De Pedis, detto Renatino per meritarsi sepoltura degna di un Cardinale? Monsignor Piero Vergari suo mentore ne scrisse virtualmente l'epitaffio: "Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana". La morte e la strana sepolutura del De Pedis è tornata di attualità dopo che la sua ex compagna ha reso testimanianza che Emanuela Orlandi, cittadina vaticana scomparsa nel 1983 sarebbe stata prelevata dallo stesso De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, all'epoca presidente dello Ior. Forse è giunto il momento per la Chiesa Romana di dare risposta alla domanda: Quali servigi aveva reso alla Chiesa Romana Enrico De Pedis, detto Renatino per meritarsi sepoltura degna di un alto prelato o di un martire? E soprattutto dare una risposta che non sia di offesa all'intelligenza umana come l'epitaffio di Monsignor Vergari...
Oggi è il triste anniversario della più grande tragedia della marina mercantile italiana nel dopoguerra. Sono passati 17 anni dal rogo della Moby Prince nella rada di Livorno e ancora i familiari delle 140 vittime attendono la verità sul perchè i loro cari sono morti, sul perchè lo stato che dovrebbe tutelare i suoi cittadini non lo ha fatto, sul perchè lo stato che dovrebbe individuare e colpire i colpevoli non vuole farlo. Riposino in pace i morti, e i vivi colpevoli e conniventi possano passare il resto dei loro giorni macerandosi nel rimorso. Il porto delle nebbie
Fonte ANSA Un consulente tecnico che si occupa della tragedia del traghetto Moby Prince è stato aggredito, drogato e derubato di documenti a Marina di Pisa. L'uomo ha raccontato di essere stato chiuso in auto da 4 persone che poi hanno appiccato il fuoco, dopo avergli spruzzato uno spray sul viso. Il consulente, 39 anni livornese, stava per incontrare un importante testimone sulla vicenda della collisione con la petroliera Agip del 1991, con 140 morti.
L'uomo, ex paracadutista, era atteso dall'avvocato Carlo Palermo in una stanza di un albergo di Pisa. A Boccadarno avrebbe dovuto incontrare un importante testimone relativo alla vicenda della Moby Prince, la cui inchiesta è stata riaperta alcune settimane fa proprio in seguito ad alcuni elementi portati dall'avvocato Palermo. Dall'auto del consulente sono scomparsi alcuni documenti.
"I miei aggressori avevano passamontagna, prima mi hanno colpito alla testa, poi mi hanno immobilizzato e stordito una una sostanza spray, poi - racconta il consulente dell' avvocato Palermo - mi hanno scaraventato in auto e solo quando il fumo causato dall'incendio dell'auto mi ha riempito la gola ho trovato le forze per reagire e sono riuscito a uscire dall'auto". Quando sono arrivati i soccorritori, l'auto stava ancora bruciando.
SONO PASSATI PIU' DI 16 ANNI E LE NEBBIE ANCORA NON SI DIRADANO......
Proverò, in un paio di post ad elencare le possibili "verità" sulle cause del disastro del DC9 inabissatosi nel mar Tirreno in prossimità dell'isola di Ustica, cercando di essere il più "distaccato" ed equidistante concettualmente, possibile. Inizierò con le prime tre ipotesi con la massima umiltà e senza preconcetti, spero. Per cui prego chiunque abbia interesse e voglia di farlo di proporre le sue idee anche e soprattutto se contrarie alle mie, per un confronto costruttivo su un mistero che era e rimane irrisolto, perchè montagne di audizioni, interrogatori, perizie, sentenze non hanno ancora messo la parola fine alla vicenda. Grazie
IPOTESI UFOLOGICA:
-Si in rete soprattutto è circolata anche questa ipotesi, UFO in se per se è solo una sigla che significa Unidentificated Fly Object, Oggetto Volante Non identificato, non credo ai marziani e quindi non credo che a far cadere il DC9 sia stato il comandante di una navicella spaziale più o meno inavvertitamente, ma sicuramente per un paradosso una delle poche certezze che si hanno è proprio che a far precipitare l'aereo in mare sia stato un Oggetto Non Identificato, Volante o meno se ne parlerà più avanti.
IPOTESI DI CEDIMENTO STRUTTURALE:
-Nessuna, rigettate tutte con argomentazioni tecnico-scientifiche inoppugnabili allo stato attuale delle conoscenze.
IPOTESI BOMBA A BORDO:
1- Interna: terroristi di destra o sinistra che pur compiendo un azione ecclatante non ne rivendicano la peternità, da escludere che non avessero calcolato i devastanti effetti, una bomba su un aereo in volo serve a farlo cadere. Da non trascurare le complicanze attuattive dell'attentato dovute al fatto che l'aereo parte da Bologna con due ore di ritardo, circostanza che fa si che l'attentatore o gli attentatori si debbano per forza di cose trovare in una posizione tale da poter "operare" per la collocazione dell'ordigno sino all'ultimo istante utile, quindi non comuni viaggiatori ma quantomeno persone con accesso al velivolo nella piazzola di parcheggio.
2-Esterna: valgono tutte le considerazioni fatte per l'ipotesi precedente con ulteriori complicanze dovute a difficoltà di camuffamento e di lingua se "l'operatività" avesse dovuto protrarsi nei momenti di sosta del velivolo per le operazioni di carico. Viene meno invece l'obbiezione sulla mancata rivendicazione, un paese straniero, o almeno i servizi di questo, potrebbero aver voluto attuare una vendetta contro il nostro paese o magari mandarci un avvertimento, che sarebbe arrivato a chi di dovere senza bisogno di rivendicazioni plateali. Possibili paesi desiderosi di darci un avvertimento? Essenzialmente uno come spiega nel suo libro "La minaccia e la vendetta" il sottosegretario dell'epoca Zamberletti, la Libia a causa del CD Trattato di Malta in firma quell'estate, con il quale l'Italia di fatto estrometteva i libici da Malta, garantendo alla stessa aiuti economici e militari, aiuti che di fatto si rendono necessari tempo dopo quando una nave Saipem incaricata dal governo maltese di perforazioni petrolifere sui contesi (dai libici) banchi di Medina viene minacciata militarmente da unità militari libiche appunto, le stesse verrano messe in fuga da una manovra avio-navale italiana in soccorso alla nave minacciata. Per inciso la data della firma del trattato reca la scritta 2 agosto 1980, data tristemente famosa per la strage alla stazione di Bologna. Altri paesi? Si vocifera di un accordo tra i servizi italiani e palestinesi per un libero transito di materiale esplosivo in italia a patto che lo stesso non restasse nel nostro paese a disposizione di nessuno... ma sono voci... e si è detto anche che questo accordo fu violato dai nostri servizi che procedettero all'arresto di un alto esponente OLP e al sequestro del materiale esplosivo, e queste non sono voci ma sentenze... Altro? Nulla mi sembra. >>> seguirà seconda parte
'27° anniversario Strage di Ustica: dichiarazione di Fassino
'Coniugare arte e memoria ritengo sia il modo migliore per ricordare e rendere omaggio alle vittime della strage del Dc-9 Itavia''. Si conclude cosi', con l'auspicio di poter ''visitare presto'' il Museo della memoria che oggi pomeriggio viene inaugurato a Bologna nel 27/o anniversario della strage di Ustica, il messaggio del segretario dei Ds, Piero Fassino, alla presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti. Una ''vicenda dolorosa - scrive Fassino - dove la verita' storica non si e' accompagnata fino ad oggi a una verita' giudiziaria, ma che ha messo in evidenza, agli occhi di tutti i cittadini, le connessioni tra stragismo eversivo e apparati deviati, o reticenti, dello Stato. I Ds ricorderanno sempre il sacrificio di quelle 81 vittime perche' le nuove generazioni sappiano e riflettano su un passato che ha visto atti di inaudita violenza i cui scopi restano oscuri''
Diamo ognuno il proprio contributo perchè la memoria rimanga viva e affinchè gli scopi di questi atti non restino oscuri per sempre!
27 ANNI SENZA SAPERE IL PERCHE'......
MAR TIRRENO, 27 GIU 1980 - Colpito da un missile o per l'esplosione di una bomba, alle 20,56 precipita in mare al largo di Ustica un aereo "Dc 9" della compagnia privata "Itavia". L'aereo, impiegato nel volo di linea ih 870, da Bologna a Palermo, è partito dall'aeroporto "Guglielmo Marconi" di Borgo Panigale in ritardo, alle 20,08 anziché alle 18,30, ed è atteso a Punta Raisi alle 21,13. Nell'incidente muoiono tutti i 77 passeggeri, fra i quali 13 bambini, e i quattro membri dell'equipaggio. (ANSA)
Domani saranno passati 27 anni da quella notte. Creai questo blog proprio con l'intendo di aiutare a "non dimenticare" quelle vittime innocenti insieme alle molte altre vittime innocenti di tanti "misteri italiani" ma purtroppo fattori contingenti mi hanno fino ad ora impedito di dare sviluppo al lavoro come avrei voluto. Ma ho continuato a leggere, a documentarmi e spero al più presto di poter dare a questo blog nuova vita ma
oggi però voglio solo dedicare un ricordo ai 77 passeggeri e mandare un abbraccio a tutti i loro familiari ed amici....................
Opus Dei segreta.
I segreti non sono certo quelli del libro.
Ho letto il libro di Ferruccio Pinotti e ne sono rimasto sconvolto. Sottotitolato "frusta cilicio e alta finanza" scorrendone le pagine, che per inciso sembrano non finire mai, si trovano testimonianze di un monocorde impressionante ... tutte uguali ... "portavo 2 ore al giorno il cilicio", "il sabato mi autopunivo frustandomi", "ero totalmente assoggettato alla volontà dell'Opus", ecc. ecc. insomma tutte cose trite e ritrite non buone ormai per un libro di Dan Brown ma neppure per un fumetto di Dylan Dog... cose che ormai di "segreto" hanno ben poco o nulla. Eppure l'Opus Dei è la più potente ed influente organizzazione cattolica al mondo, ha i suoi tentacoli ovunque in Italia e nel mondo, la ritroviamo in alcuni degli scandali finanziari più gravi del nostro paese, nel crack Parmalat, nel crack del Banco Ambrosiano, la ritroviamo nella sparizione di Emanuela Orlandi, nell'omicidio del banchiere Calvi, questi argomenti, queste "inchieste", mi aspettavo di trovare in un libro che si autoproclamava di verità... Dov'è il "mistero" vi chiederete... il mistero secondo me sta nel fatto che questo libro anzichè dire non dice, anzichè chiarire non chiarisce, anzichè fare disfa e che sembra scritto apposta per screditare le ragioni di chi vorrebbe vedere meglio dentro l'Opus Dei... quindi... informazione o disinformazione?
Di misterioso effettivamente nella morte di Marco ci sarebbe ben poco... magari un mistero potrebbe essere nascosto in quel maledetto giorno di Madonna di Campiglio... perchè? Perchè lui? Perchè solo lui soprattutto? Il film trasmesso dalla Rai con le, forse, inevitabili lacune ha avuto una colonna sonora secondo me veramente emozionante per cui riparto nel mio blog, dopo mesi di assenza proprio da quì..... da una emozione! Ecco il testo della bellissima "E mi alzo sui pedali" degli Stadio

Io sono un campione questo lo so
è solo questione di punti di vista
in questo posto dove io sto mi chiamano Marco
Marco il ciclista
ma è che alle volte si perde la strada
perchè prima o poi ci son brutti momenti
non so neppure se ero un pirata
strappavo la vita col cuore e coi denti
E se ho sbagliato non me ne son reso conto
ho preso le cose fin troppo sul serio
e ho preso anche il fatto di aver ogni tanto
esagerato per sentirmi più vero
E ora mi alzo sui pedali come quando ero bambino
dopo un pò prendevo il volo dal cancello del giardino
e mio nonno mi aspettava senza dire una parola
perchè io e la bicicletta siamo una cosa sola
mi rialzo sui pedali ricomincio la fatica
poi abbraccio i miei gregari passo incima alla salita
perchè quelli come noi hanno voglia di sognare
io dal passo del Pordoi chiudo gli occhi e vedo il mare
e vedo te e aspetto te
adesso mi sembra tutto distante
la maglia rosa e quegli anni felici
il giro d'Italia e poi il tour de France
ed anche gli amici che non erano amici
poi di quel giorno ricordo soltanto
una stanza d'albergo ed un letto disfatto
e sono sicuro d'avere anche pianto
io sono sparito in quell'attimo esatto
e ora mi alzo sui pedali all'inzio dello strappo
mentre un pugno di avversari
si è piantato in mezzo al gruppo
perchè in fondo una salita è una cosa anche normale
assomiglia un pò alla vita devi sempre un pò lottare
mi rialzo sui pedali con il sole sulla faccia
e mi tiro su gli occhiali al traguardo della tappa
quando scendo dal sedile sento la malinconia un elefante magrolino
che scriveva poesie
solo per te solo per te
Io sono un campione questo lo so
come tutti aspetto il domani
in questo posto dove io sto chiedete di Marco
Marco Pantani
(Stadio)
L'albatro è tornato ancora più ferito. Ho provato a raccontare, ho urlato, ho perso la voce, l'ho ritrovata ... ma la ferita sanguina di nuovo. E continuerà, credo. Forse l'ho presa troppo a cuore. Ho iniziato a scrivere di fatti, per i più, poco interessanti, ma credevo di essere riuscito a fare rimarginare quella ferita, e guardavo la cicatrice asciugarsi. Ma non ci sono riuscito. Non so se le piastrine abbiano smesso di coagulare il sangue per un processo naturale o se sia la somatizzazione di qualcosa. A pensarci bene a me pare più una sodomizzazione. Perchè vivo in un mondo che non ha rispetto della vita né del futuro, dei propri bambini. Che non vuole la verità. Vivo nel Paese in cui Alda è una povera pazza, Miloud un pagliaccio, Enzo un "pirlaccione" e Peppino uno sconosciuto. Fino a quando non muore; e come lui tanti, troppi. Vivo nell'Italia in cui il fratello di Peppino Impastato è stato costretto a pagare i danni all'avvocato di chi si è seduto nel banco degli imputati per rispondere del suo omicidio. Hai voglia di urlare? Prenditela con i tuoi "simili", perchè se solo sfiori la persona sbagliata, qualunque cosa abbia fatto ti troverai in mezzo ad una sfilza di marche da bollo che cercheranno di insinuarsi nella tua vita e nella tua coscienza pulita, facendoti sospettare di essere uno stronzo e di non avere capito un accidenti della vita. E invece non è così! E a cosa serve urlare la tua rabbia al mare se un giorno, tirando su la testa dal cuscino, mentre ancora gli occhi sono incollati dal sogno, ti accorgerai che invece è un incubo che non è finito perchè c'è chi ha avuto un permesso premio dopo pochi anni dal suo centesimo omicidio. Dopo pochi anni avere sciolto un ragazzino nell'acido. Svanito nel nulla, perchè nulla vale la vita e a nulla serve gridare che questa non è Giustizia! Qualcuno si incazza, alza la testa, esce di testa, prende le armi, semina terrore e uccide, pazzo per l'ingiustizia subìta che nessuno vuole ascoltare. E se Brusca esce, se con l'indulto si toglie il coperchio da una pentola sotto-pressione, c'è chi può rimanere in carcere a chiedere una grazia che non gli spetta nè come bandito, nè come collaboratore della Giustizia, nè come uomo. Quanti fatti che si accavallano e urlano verità. Ma la verità per chi, per cosa!?! Forse per me, per te curioso figlio del grande fratello? No, mai! La verità per l'uomo e per quei valori che lo distinguono dall'animale. Un lupo, ad esempio, caccia, si riposa, si accoppia. In generale vive eseguendo le istruzioni scritte nel suo DNA; istruzioni, necessarie alla vita propria e della sua specie, che ripetute inconsapevolmente fanno del lupo un animale sicuro nel proprio ambiente. Il lupo, come ogni altro animale, gode di una sicurezza innata. L'uomo di questa sicurezza non può più godere e la riproduce nella certezza oggettiva che prende il nome di verità.
"Ehi Albatro, non è che con la scusa della ferita che sanguina ci vuoi lessare le palle con ettolitri di filosofia spicciola?"No, hai ragione: ma sono la verità e la giustizia i due termini che da qualche anno, assillano ogni giorno che il buon Dio manda in terra per questa mia vita. La verità. Ci ho pensato molto in questi anni e credo che di questa mia paturnia siano un po' responsabili alcune persone -più o meno conosciute- che hanno intrecciato le loro vite con la mia. Una di queste si chiamava Fabrizio. Era il 1985 quando a Napoli arrivò il secondo gruppo di agenti ausiliari dalla Sardegna. Era un periodo caotico: Diego Armando, il nuovo regnante, aveva scoperchiato una pentola che ogni giorno aveva almeno mille buoni motivi per andare in ebollizione. Tante facce nuove, tante nuove voci con le quali scambiare due parole, magari solo per chiedere banali notizie del tempo o del nostro mare azzurro. Loro erano aria fresca; per me come se potessi prendermi qualche ora di permesso e tornare nella mia terra. Saranno stati una decina e a ognuno di loro chiedevo qualcosa scoprendo che un amico in comune lo si trovava sempre. L'unico con il quale non riuscii a legare fu proprio Fabrizio. Mi avevano avvisato che era un nuorese, figlio e nipote di persone molto introverse, diffidenti che soltanto dopo averne conquistato la fiducia aprono il loro cuore, grande come un nuraghe e sincero come un bicchierino di mirto. Tardai a diventargli amico: spesso si isolava dal gruppo e inizialmente trascorsi con lui soltanto qualche ora di servizio allo stadio San Paolo o davanti a qualche migliaio di persone che chiedevano un lavoro. Non sapevo che ci saremo visti ancora per poco: soltanto alla fine mi confessò che sì, lui si era arruolato nella Polizia, ma aveva fatto anche domanda per un concorso per sottufficiali nella Guardia di Finanza, e se l'avesse vinto non ci avrebbe pensato su neanche per un po', e avrebbe lasciato l'aquila del poliziotto per i gradi del finanziere. "Lì ho più possibilità di fare carriera -mi disse- e soprattutto di prendere anche la specializzazione di elicotterista." Dopo qualche giorno ci salutammo con un abbraccio. Non ci eravamo frequentati molto, ma ci stringemmo forte augurandoci uno splendido futuro. Di lui mi rimane ancora il ricordo di una persona estremamente seria, leale, onesta e precisa, sempre in cerca della sincerità e, in qualche modo, della verità nel cuore delle persone. Credo che lui si accorse che l'avevo capito e mentre altri lo snobbavano, io lo apprezzai per queste sue virtù così antiche e rare. Forse quell'abbraccio significava tutto questo. Non lo vidi più. Era il 3 marzo 1994, quando lo riconobbi guardando una sua foto pubblicata su tutti i quotidiani italiani. Io, che nel frattempo avevo cambiato lavoro, ero seduto al tavolino del bar davanti al mio ufficio, e lui il giorno prima si era inabissato con il suo elicottero chiamato Volpe 132 al largo di Capo Ferrato, nella costa sud-est della Sardegna, in compagnia di un suo collega. Le prime righe dell'articolo descrivevano gli ultimi contatti con la torre di controllo. Sono le 19,18: "Volpe 132 a Elmas, mi sentite? Passo"
"Avanti Volpe 132, vi sentiamo forte e chiaro. Qual'è la vostra posizione?"
"Sorvoliamo Capo Carbonara, fra qualche istante saremo sull'obiettivo a Capo Ferrato"
"Volpe 132, quale obiettivo?"
" ....... "
"Volpe 132, mi sentite? Passo?
" ....... "
"Volpe 132, mi sentite? Qual è la vostra posizione?"
" ....... " silenzio, silenzio, silenzio, silenzio ...
E' un silenzio che dura da 12 anni e 7 mesi. E' un silenzio che ancora oggi non ci permette di sapere cosa accadde in quella sera di marzo; quale sia la verità. Cazzo Fabrizio, ti rendi conto? A te, uomo diffidente, onesto e nobile non ti è consentito di essere il mezzo con il quale percorrere la strada che porti alla verità. Tu che hai cercato la verità negli altri, non puoi essere la verità per gli altri.
Che negli stessi istanti del tuo volo, la "Jadran Express", nave da carico, incrociasse nel Mediterraneo sembra non importare a nessuno.
Che la "Jadran Express" sia una nave sospetta che viene fermata qualche giorno nell'Adriatico con duemila tonnellate di mitragliatrici, lanciarazzi, bazooka e munizioni e tutto l'occorrente per la guerra nell'ex-Jugoslavia o, probabilmente, in Palestina sembra non avere un grande significato.
Che quella stessa nave, pochi mesi dopo (luglio 1994), diventi teatro del massacro di sette marinai napoletani che vengono sgozzati mentre dormono sottocoperta nel porto di Djen Djen in Algeria, è evidentemente poco importante.
Che 24 giorni dopo la scomparsa di "Volpe 132", da un hangar di un'azienda di trasporti oristanese, sia stato rubato un Agusta A109, uguale al tuo, Fabrizio, scomparso insieme a te e al tuo collega Deriu nei pressi di Capo Ferrato, non è significativo. E che questo venga ritrovato parzialmente smontato e con alcuni pezzi mancanti, continua a lasciarci indifferenti.
Se a questo aggiungiamo che dopo alcuni giorni vengono ritrovati alcuni (presunti) pezzi dell'elicottero ma a nessuno viene in mente di effettuare le analisi per stabilire se vi siano tracce di esplosivo, chiudiamo definitivamente quello che si può definire il "valzer della verità che è meglio non conoscere."
No, stavolta sarebbe ingiusto accusare i magistrati anche loro vittime di continue omissioni e depistaggi da parte di ambienti che potrebbero essere quelli dei trafficanti d'armi o di qualche servizio segreto. Ma sono 12 anni e 7 mesi che due famiglie aspettano una verità e due corpi. I corpi non li riavranno, ma la verità spero proprio di sì; anche in nome di quell'antico e forte abbraccio che ancora sento stringermi le spalle.
"Ma perchè ci hai raccontato questa storia Albatro: tanto il mondo non cambierà!"
Io non credo che sarà sempre così, se si cercherà di dire ciò che si sa, e fare ciò che si può per salire la scala della verità. E se non sarà oggi, sarà domani o fra un anno che potremo assistere ad piccolo cambiamento nelle coscienze. Saranno i nostri figli a goderne: è a loro che dobbiamo consegnare un futuro migliore di questo; un futuro di verità. albatroferito